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Il fotovoltaico italiano e quel pasticcio dei terreni agricoli

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La norma che esclude dagli incentivi il FV a terra su aree agricole penalizza anche progetti su cave dismesse e bacini idrici. “Stiamo lavorando con il Governo per cambiarla”, annuncia il senatore Girotto.

Gli installatori di fotovoltaico in Italia cominciano ad odiare le “aree agricole”.

Non è che ce l’abbiano con l’agricoltura o i contadini, ma con una norma mal pensata del decreto Fer 1 che sta rendendo difficile fare grandi impianti FV nel nostro paese, come dimostra, fra l’altro, la scarsa adesione alle prime aste bandite dal GSE per gli impianti da incentivare con tariffa fissa, e i prezzi alti, 56 €/MWh di media nella seconda asta, molto maggiori che in Germania.

Uno dei principali colpevoli di questo mezzo disastro è il divieto per gli impianti FV a terra realizzati su  terreni agricoli  di accedere agli incentivi, e quindi a tariffe più alte di quelle di mercato, così come stabilito nel decreto Fer 1 e nell’ articolo 65 del DL 24 gennaio 2012 n. 1, il cosiddetto “Decreto liberalizzazioni”.

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